Visualizzazione post con etichetta Appalti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Appalti. Mostra tutti i post

venerdì 16 giugno 2017

Persone giuste al posto giusto.


Molti giornali riportano oggi un tema. L' AD di CONSIP sarebbe consapevole di essere stato mollato. Un manager può perdere la fiducia dell'azionista. Sempre. Anche un manager di una societa pubblica. In questo caso l'azionista deve rendere trasparente il processo e le motivazioni della rimozione. 

Perché in Italia tutto diventa polemica? Vogliamo imitare il mercato e poi...

domenica 11 settembre 2016

Rilanciamo l'Italia con la PPP!

L'Italia è uno dei paesi dove la partnership pubblico privata è meno utilizzata; nei casi in cui ci è stato fatto ricorso, la parte pubblica ha dovuto garantire eccessivamente la parte privata, disconoscendo quindi il valore della partnership.

Questo è dovuto a diverse cause che però non sono oggetto di questo post.  Idea che vorrei lanciare è quella di una partnership dove il privato effettua l'investimento - a seguito della vittoria di una regolare concessione - tutto a suo carico e dove lo Stato riconosce un credito di imposta pari al 50% dell'investimento effettuato solo una volta che lo stesso è concluso e operante. 

Se per esempio dovessimo realizzare un parco eolico offshore, il privato sarebbe chiamato a realizzate tale investimento ricorrendo al capitale proprio e al debito bancario sapendo che gli verrebbe riconosciuto dallo Stato un credito di imposta che gli consente di recuperare in cinque anni la metà del proprio investimento.  E così  si otterrebbe l'allineamento degli interessi tra il pubblico, che vuol veder realizzata l'opera, e il privato che la vuole realizzare onestamente avendo come partner lo Stato che è disposto a ripagare il 50% dei costi sostenuti per un'opera funzionante ed operativa. I proventi poi derivanti dallo sfruttamento della concessione saranno, come oggi, a favore del privato. 

Questa semplice rivoluzione avrebbe un costo a carico dello Stato - come oggi - a fronte però di opere realizzate e in grado di rispondere alle esigenze per la qugale era stata fatta un'asta per una concessione. 

Certo c'è bisogno di un settore privato in grado di mettere capitale - che verrà ben remunerato - e prendere a prestito debito, che sarà ripagato grazie all'utilità dell'opera.  Sì perché un effetto di questa riforma sarebbe che nessuna privato è disposto ad investire se lo opera non è in grado di generare terminati di turni e dunque se la sua attività economica non emerge dagli attesi  ricavi per il suo esercizio. 

Naturalmente resterebbero spazio per le opere pubbliche, tipicamente tutte a carico dello Stato. Ma in questo modo si potrebbero realizzare investimenti privati, aventi interesse pubblico, e per i quali gli elementi economici emergerebbe dalla partecipazione alla gara indetta dal settore pubblico in modo molto trasparente. 

lunedì 28 marzo 2016

La politica in cerca di idee. Roma Capitale Digitale.

La necessità di nuove idee per la politica italiana è ormai una certezza. I "cantieri" - così li chiamano per mascherare l'inesistenza della politica, hanno vari nomi. La Leopolda è uno di questi, anche se quella kermesse assomiglia ormai più ad una vetrina o ad una lobby che al vecchio cantiere renziano.

Certo anche per le elezioni di Roma Capitale stiamo assistendo alla partenza di questi cantiere: sotto forma di blog, sito, riunioni temtiche. Tutto pur di intercettare il malpancismo italiano, quel malessere che se diretto alle urne, può determinare la vittoria di un candidato o quantomento il suo lancio verso il ballottaggio.

La vera politica, quella fatta di idee per il futuro, giace nei ricordi. I primi cittadini diventati primi ministri sull'onda del "fare" e dell'essere stato sindaco vuol dire "io so risolvere i problemi", dimenticano che la politica di cui ha bisogno un Paese non è uguale a quella di cui ha bisogno un Paese.

Certo ci sono alcune cose che servono sia nella politica locale che in quella nazionale. Trasparenza, lealtà, chiarezza di obiettivi, impegno. Ma anche visione. Visione di quello che il Paese o la città sarà tra 20 anni. Molto di questo manca nel dibattito che ci avvicina alle elezioni delle principali città italiane, ma anche nel dibattito politico nel nostro Paese.

Ne i viaggiatori in movimento (vai al sito) stiamo cercando di costruire un nuovo modo di fare politica. O forse è il solo modo. Confronto di idee e visione di un'Italia diversa in un'Europa diversa.

Ma veniamo ora alle prossime elezioni di Roma. Il dibattito sulle cose da fare non decolla. E' per questo che ho deciso di iniziare a proporre alcune scelte per il futuro di Roma.

Roma Capitale Digitale

Roma ha due vantaggi rispetto alle altre città.

Il primo vantaggio. Roma è ben collegata con il resto del Paese e l'aeroporto, se ulteriormente sviluppato, la rende collegabile con il resto del mondo. Il secondo vantaggio è la ricchezza di storia, che attira turisti e studenti di storia e d'arte. Questi vantaggi si devono coniugare per creare qualcosa di unico.

Grazie ai collegamenti, Roma è il punto ideale per lo sviluppo di start up innovative e di PMI che puntano sulla ricerca e il digitale. L'amministrazione si impegna a mettere a disposizione spazi, alloggi ed infrastrutture di trasporto per lo sviluppo delle nuove imprese e delle PMI innovative. Per i nuovi servizi digitali sarà necessario avere copertura wifi e banda larga su tutto il territorio comunale. L'amministrazione deve lanciare una gara affinché entro il 2017 tutta la città abbia a disposizione la rete, pronta ad ospitare servizi. E' possibile con le tecnologie a disposizione.

Grazie alla ricchezza di storia ed arte Roma è anche l'unica città che può offrire momenti indimenticabili ed un percorso di formazione inimitabile. Roma si deve organizzare per accoglierli e trattenerli facendoli scoprire ed innamorare della città eterna. L'amministrazione si deve impegnare a definire servizi certificati per agevolare i turisti, in modo che la loro permanenza sia low cost e piena di soddisfazioni: passi per itinerari museali e turistici ad hoc, giovani assunti per fare le guide, alberghi e ristoranti con rating, un portale e app per rendere tutto "a portata di mano". 
Per fare questo, occorre definire una stretta collaborazione con le università del territorio (contenuti, tecnologie e startup) e con il Governo Centrale, che da una digitalizzazione della città e da una sua maggiore vivacità ha solo da guadagnare.

Nel prossimo post troverete proposte per raccolta differenziata, trasporto elettrico, ospedali.  

giovedì 19 novembre 2015

La burocrazia inizia nel Parlamento.

Leggo oggi che finalmente anche l'Italia avrà il codice dei contratti approvato, introducendo anche in Italia le direttive europee. Nell'aprile 2016 però!


La Camera dei Deputati ha infatti licenziato il testo della delega al Governo per introdurre tale novità nel nostro Paese. C'è ancora il passaggio al Senato e, poi, la stesura dei decreti delegati.

La ritengo una buona delega. Un grande passo in avanti. E non sentite quelli che dicono "si poteva fare di più". Questo è vero sempre. 
Ma il punto che vorrei fare oggi è si potevano introdurre le direttive direttamente, già da un anno almeno, senza dover passare per una legge delega, semplicemente trasponendole nel diritto italiano. Ovviamente non è solo per queste Direttive che si procede in questo modo. Ma questo modo di procedere, questo ritardo, pesa sul sistema italiano.
Il problema è che il nostro sistema in questo modo non si adegua rapidamente - almeno a livello normativo - agli standard europei. Non mettendo le nostre imprese nelle condizioni di imparare le nuove procedure, o di seguire le nuove regole e partecipare alla vita economica europea ad armi pari. O peggio, a non affrontare il mercato europeo o avere dei costi amministrativi elevati per seguire procedure diverse in Paesi europei che dovrebbero seguire regole analoghe.
Nel caso specifico, dovremo poi scontare i tempi necessari alle stazioni appaltanti per digerire le modifiche al codice degli appalti. Si dirà che si è presa l'occasione per una riforma complessiva della materia. Il che non toglie che le Direttive potevano essere introdotte subito (come hanno fatto altri Paesi) e poi definire, attorno ad esse, la riforma.

La burocrazia inizia nel Parlamento. Mi viene il sospetto che la burocrazia sia un problema genetico italiano.