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sabato 26 agosto 2017

Mifid II e nuove regole bancarie. Valgono più della Costituzione!

Tra le notizie che riguardano il risparmio che oggi campeggiano sui giornali trovate la pubblicazione della direttiva su come si devono comportare gli operatori finanziari quando propongono un investimento ai propri clienti e la notizia che la Banca Centrale Europea sta pensando di proporre una moratoria ai prelievi in caso di banche in difficoltà. Ovvero, se passasse questa proposta, non potremmo più trasferire il nostro conto corrente da una banca X ad un'altra banca, se l'autorità di vigilanza ritine che la banca X possa andare in difficolta proprio a causa di questo trasferimento.

Così, dopo aver digerito ingenuamente le norme sul Bail in, potremmo dover accettare anche questa regola che contrasta con la tutela del risparmio garantita dalla nostra Costituzione, all'articolo 47, comma 1:
La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l'esercizio del credito.

Ora tutela il risparmio se consente che titoli obbligazionari non subordinati e i conti correnti possano essere utilizzati per evitare il fallimento di una banca? Lo incoraggia forse facendolo tutelare con la firma di pagine di documenti (quelli prodotti anche grazie alla MIFID)? In che modo ha controllato l'esercizio del credito se oggi sappiamo che sono stati concessi crediti anche là dove non si doveva? 

Forse andrebbe recuperata la deontologia e la professionalità. Fare il bancario non può voler dire solo raggiungere un budget di vendita di un prodotto finanziario. Qui il nostro Stato ha molte colpe, non ultima quella di aver accettato il Bail in senza colpo ferire. 

martedì 5 gennaio 2016

Piano piano er pasticciaccio sui subordinati si rivela

L'articolo di oggi di Federico Fubini sul Corriere della Sera inizia a mettere sale sulla ferita aperta dei subordinati bancari sottoscritti direttamente dai risparmiatori. 

Non tanto in chiave rimborsi o accertamento delle responsabilità, ma di analisi della situazione e delle possibili linee di azione. Vediamo perché.

1. Fubini ritrova sul sito Consob un'analisi dell'ufficio studi molto interessante (Le obbligazioni emesse da banche italiane. Le caratteristiche dei titoli e i rendimenti per gli investitori di R. Grasso, N. Linciano, L. Pierantoni, G. Siciliano vedi pubblicazione)

2. In realtà questo studio era già stato rispolverato da un altro articolo (moneyreport.it - vedi articolo) del 23 dicembre 2015.

3. L' abstract del paper è eloquente: "Le banche italiane sono fra le più dipendenti dalla raccolta obbligazionaria nel panorama internazionale e questa viene finanziata in misura preponderante attraverso collocamenti destinati agli investitori retail. Le famiglie italiane investono infatti una quota significativa della propria ricchezza finanziaria in obbligazioni bancarie, quota nettamente superiore rispetto a quella rilevata per le famiglie dei principali paesi industrializzati. La raccolta obbligazionaria delle banche è dunque un tema di grande rilievo per le Autorità chiamate ad assicurare la protezione degli investitori retail."

4. Dunque era tutto chiaro? La lettura del paper propone altri spunti interessanti, sempre abilmente proposti dagli autori nell'abstract. Quindi per capire non bisognava neppure leggere tutte le 56 pagine del Quaderno!


a) Il rischio di liquidità è in media elevato: solo il 9% delle obbligazioni (30% circa in termini di controvalore) ha un mercato secondario realmente liquido; la scarsa liquidità sembra imputabile principalmente alla ridotta dimensione dei singoli prestiti. 

Come ho detto già su questo blog, la quotazione e la liquidità di un titolo sono essenziali per capirne il rischio e la sua evoluzione nel tempo (leggi qui).

b) Per le obbligazioni ordinarie i rendimenti all'emissione sono debolmente correlati con il rischio emittente e di liquidità e, a parità di altri fattori, inferiori a quelli offerti agli investitori istituzionali; i rendimenti calcolati ex post sul periodo 2007-2009 risultano in media inferiori a quelli dei titoli di Stato domestici. Se si tiene conto degli elevati costi impliciti nel prezzo di collocamento, tale ultimo risultato vale anche per le obbligazioni strutturate.

In altre parole il rischio non era adeguatamente remunerato. Cosa che una quotazione avrebbe messo subito in evidenza. E per essere chiari per mercato non intendo la quotazione che la la banca stessa (quella emittente) in caso di riacquisto, ma un serio meccanismo come il MOT o l'MTS. 

Ma la questione è che il nostro Testo Unico della Finanza (e le normative europee) prevedeva da tempo un prospetto semplificato (2002). Nel Consultation Paper on technical issues to the KID (ill prospetto semplificato) discosure for UCITS Management Directive del 2009 si ritenne che il prospetto semplificato non aveva raggiunto l'obiettivo di dare un'informazione sintetica, fruibile ed adeguata affinché il risparmiatore si facesse un'idea delle caratteristiche dell'investimento che si accingeva a sottoscrivere. E anzichè definire un Prospetto semplificato che riuscisse nell'intento....

Ora, mentre è partita la caccia alle streghe, io preferisco pensare a come evitare che in futuro queste situazioni si ripropongano. Vorrei vedere le Autorità lavorare tanto sul decreto rimborsi, quanto su una seria attività di informazione e di educazione tramite la Rai, come si fece con il maestro Manzi. 

In un mercato dove i rendimenti dei titoli di Stato sono bassi e le cui cedole hanno rappresentato per molti risparmiatori un'interessante integrazione al reddito è facile che il risparmiatore sia tentato da un rendimento più alto di quello dei titoli di Stato e cerchi investimenti alternativi. 

Quindi, non perdiamo tempo!



sabato 2 gennaio 2016

Quer pasticciaccio brutto delle regole europee sulle banche.

Ho letto il post di Piga sul suo blog (Perchè il debito pubblico italiano dopo la faccendaccia delle banche e meno e non più sicuro) ed ho iniziato a riflettere sul suo messaggio e su quanto ho scritto sul pasticciaccio brutto dei subordinati (leggi qui il post). 

Ecco le mie riflessioni:

1. Se lo Stato fosse intervenuto a ricapitalizzare le 4 banche in dissesto, avrebbe creato debito pubblico ovvero tasse future a carico di tutta la collettività. Nei casi peggiori, che avete visto possono esistere e non sono solo pura teoria, invece ad essere tutti i contribuenti a pagare per salvare una banca, sono solo coloro che hanno sottoscritto capitale di rischio (azioni e strumenti simili) dell'Istituto bancario in difficoltà. Perchè debba pagare il correntista - come prevedono le nuove regole europee - non mi è chiaro.  

2. Non ci sarebbe stato l'effetto educativo che invece, in questo modo, alla vigilia della nuova regolamentazione europea - c.d. bail-in - c'è stato. Ci siamo così ricordati che il rischio esiste e che non bastano i corposi prospetti informativi che firmiamo in banca ad evitarlo, ma serve qualcosa di più (deontologia e informazione) per mettere i risparmiatori a conoscenza del rischio. 

3. L'informazione e la trasparenza nascono utilizzando gli strumenti di mercato, sui cui i regolatori devono vigilare. Occorre che gli strumenti, autorizzati per il collocamento al cittadino, siano quotati; questo consente ai sottoscrittori, ma anche alle autorità di vigilanza, di seguire la rischiosità del titolo (e quella dell'emittente). Il servizio pubblico dovrebbe mettere una rubrica di formazione e informazione sulle quotazioni per far capire cosa si può capire dalle oscillazioni dei prezzi. 

5. Siccome chi quota un titolo prende dei rischi, se non ci fosse nessun operatore desideroso di quotare un titolo, forse ci sarebbe un'indicazione sul rischio ... e consiglierebbe di non far sottoscrivere quel titolo al cittadino. Ricordiamo, poi, che i titoli quotati dovrebbero essere assistiti da un rating.

6. Anche sottoscrivendo fondi di investimento, gli ETF o ricorrendo alla consulenza si corrono dei rischi. E' per questo che dovrebbero essere presi accorgimenti, come quelli che indico nel mio pezzo del 26 dicembre e sopra richiamato, prima che succeda qualche altro "pasticciaccio". 

7. Gli italiani non hanno risparmiato certo per far fronte alle crisi bancarie, a cui non siamo storicamente stati abituati, né con intenti speculativi; concordo con quanto dice Piga su questo punto (e non solo su questo punto).  

Finisco con una domanda: dei tre i pilastri della regolamentazione bancaria europea (organismo unico di supervisione, sistema unico di risoluzione delle crisi e assicurazione dei depositi comune) manca solo l'ultimo, che non si vede neppure all'orizzonte. Perché? Matteo fattelo spiegare la prossima volta che vedi Angela! 

sabato 26 dicembre 2015

Quer pasticciaccio brutto dei subordinati

Il risparmiatore italiano ha scoperto un altro titolo. Il subordinato. Con i rendimenti dei titoli di Stato cui era stato affezionato (e continua ad esserlo per fortuna) poco sotto o poco sopra lo zero (dipende dalla scadenza), il risparmiatore italiano ha cercato rendimento in altri titoli. I subordinati appunto.

Dopo i bond Argentini e i bond Cirio non pensavo potesse succedere ancora. Risparmiatori che perdono i loro investimenti per non aver compreso il rischio.

Ma nessuno - ora come allora - si interroga se ci possono essere altri strumenti finanziari offerti al risparmiatore e che lo possono esporre a rischi non ben evidenziati al momento della sottoscrizione o dell'acquisto. Purtroppo il recinto si chiude solo quando i buoi sono usciti. Troppo tardi.

In attesa che qualcuno si ponga questa domanda, in molti si sono scatenati per risolvere la questione di chi ha sottoscritto questi titoli. E c'è anche ci si pone condivisibili dubbi di costituzionalità della norma (noisefromamerika - bad banks qualche interrogativo costituzionale) che crea questa situazione.

Cerchiamo di andare oltre il problema contingente. I miei piccoli suggerimenti:

1. occorre recuperare la deontologia allo sportello, per non rompere il legame di fiducia tra banca e depositante. Il problema è che per seguire il budget assegnato dalla sede centrale, lo sportello vende anche a chi non ha la possibilità di capire il rischio cui va incontro. Anche se ben spiegato, il rischio non è facile da capire. Altrimenti non si spiegherebbero le varie "bolle", ultima - per ora - quella dei subprime. Non tutti hanno in mente una regola base dell'economia: There is no such thing as a free lunch e ne capiscono fino in fondo le implicazioni. 

2. Utilizzare le regole del mercato. Quotare sempre gli strumenti che sono destinati al cd. retail. E che la quotazione sia effettuata non solo dall'emittente, ma anche da intermediari che si impegnano a quotare a fronte di fee pagate dall'emittente. La quotazione - se seguita - consente di rivelare a tutti le informazioni che sono note agli intermediari. E in caso di problemi, i prezzi scendono. Ora il punto sarà far seguire le quotazioni a chi sottoscrive questi titoli. Mi torna in mente quello che succedeva nel 1929, dove in molti passavano ore nelle borse locali per seguire l'andamento dei titoli. Dato che paghiamo un servizio pubblico (la RAI) è troppo chiedere che ogni telegiornale messo in onda parli di concrete questioni finanziarie?

3. Formazione. Sempre perché abbiamo un servizio pubblico (la Rai) è troppo chiedere che abbia una chiara rubrica sui mercati finanziari e gli strumenti autorizzati alla vendita al retail? Un programma alla Piero Angela o del Maestro Manzi, "Non è mai troppo tardi"?